lunedì 4 maggio 2009

Partiamo dalla fine!

Per dare un senso a quanto scrivo e voglio condividere manca un tassello: perchè?
Qual'è il mio progetto?
E' arrivato il momento delle presentazioni (autoreferenziali direi).
Studentella del Corso di Laurea in Educazione Professionale, dopo numerose vicissitudini trascorse nella psicologia cognitiva e psicobiologica (vicissitudini svoltesi in numerosi anni di università), grazie alla nascita del mio pargoletto che ora a tutto somiglia tranne che a un pargoletto, decido di cambiare rotta...mamma papà, voglio fare l'educatore!!
Le motivazioni sono molteplici: la prima di tutte è che non mi ci vedevo proprio, io, Claudia a sostenere conversazioni o peggio, somministrare test ai miei futuri pazienti, dall'alto della mia scrivania e con un asettico camice bianco.
La seconda , in cui credo fermamente, è che penso di essere nata per questo lavoro: un lavoro fatto di prossimità, vicinanza, relazione, condivisione, riflessione, responsabilità, decisione, revisione, onestà e lealtà, giustizia.
Quindi cambio rotta, non senza quell'incertezza propria dell'essere umano quando si trova di fronte a nuove sfide. Cambio, ma con qualcosa in più, con quel pargoletto che mi ha reso genitore e ha stravolto il modo di vedere e vivere me stessa.
Ci sarebbe qua un libro intero da scivere, sull'investimento che ho fatto in lui, in noi, da quando ci siamo presentati la prima volta nello studio dell'ecografista!!! Ma per farla breve, nel periodo in cui assomigliavo più a una mortadella che a un essere umano e dopo aver fatto una miriade di corsi per prepararmi allo STRAVOLGIMENTO VITALE, ho capito.
Ho capito che non si nasce genitori, ma genitori si diventa, ogni giorno.
Ho capito che non esistono genitori perfetti (ma che fatica!)
Ho capito che i genitori sbagliano, e spesso.
Ho capito che i genitori devono imparare a perdonare i propri errori.
Ho capito che i genitori possono e devono chiedere scusa ai propri figli.
Ho capito che i genitori hanno sempre delle attese sui propri figli.
Ho capito che le attese non devono sovrastare la personalità e i bisogni dei figli.
Ho capito queste e tante altre cose, molte continuo a comprenderle passo passo, giorno dopo giorno ma queste sono le mie, sono personali, mie e solo mie perchè come dicevo non c'è per fortuna e purtroppo un modo giusto di essere genitori, nessuno potrà mai vantarsi di avere il vademecum del perfetto genitore ma SI PUO' imparare a trovare il tempo per sè e per i propri figli, il tempo per comprendere che genitore voglio essere per mio figlio, come si può essere e diventare genitori consapevoli e responsabili.
In questi due percorsi paralleli (quello genitoriale e accademico) si sono svolte le mie esperienze in questi ultimi anni e il mio interesse principale è stato poi quello di riuscire ad unire questi due percorsi nel Sostegno alla Genitorialità.

Oggi: sto frequentando il corso Lis di primo livello all'E.N.S di Padova, con grandissimo entusiasmo perchè la Lis è una lingua meravigliosa che mi sta insegnando non solo a saper riprodurre i segni e a comunicare in Lis ma davvero, molto e molto di più.

Il progetto:
Volendo unire la triade (genitorialità, Univesità, Lis) la mia idea oggi è quella di accrescere la mia competenza riguardo alla sordità, per poter ideare un progetto che si prenda cura dei genitori udenti di figli sordi.

Essere genitori infatti è un lavoro arduo e pervaso di ostacoli, di incertezze, di dubbi, di errori e conquiste , ma per i genitori ( e nello specifico per i genitori di bambini sordi -che siano udenti o non- ) credo sia necessaria la presenza di un percorso di sostegno che tenga conto delle implicazioni che la sordità prevede, ma anche delle difficoltà educative che i genitori incontrano normalmente nello strutturare la loro relazione coi figli.

  • Creazione di un gruppo di lavoro a sostegno dei genitori, che mantenga distinti l’ambito educativo e quello clinico.
  • Opportunità di creare gruppi di mutuo aiuto per genitori mediante incontri periodici, o di un referente cui i genitori possono affidarsi nel loro percorso.
  • Aiutare i genitori nella scelta di uno stile comunicativo condiviso, elemento fondamentale per un positivo sviluppo emotivo e affettivo dei figli. (la Lis!!??)
  1. Nella primissima infanzia creare occasioni per loro di utilizzare canali comunicativi diversi rispetto a quello uditivo (quindi il canale visivo soprattutto, e quello tattile) come ad esempio il massaggio al bambino, la narrazione di storie con il supporto di immagini.
  • Sostenere i genitori nell’acquisizione della sima di sé (sostegno di stima), nella condivisione delle paure ed emozioni connesse all’essere genitori (sostegno emotivo), aumentare la competenza genitoriale fornendo loro informazioni e valorizzando la loro importanza (sostegno informativo), genitori come risorsa all’interno del nucleo familiare.
  • Sottolineare l'importanza che è insito nell'ambiente domestico: il bambino sordo infatti deve poter familiarizzare e utilizzare nell'infanzia e/o nell'adolescenza tutti quegli strumenti che lo rendono autonomo e indipendente (DTS, campanello...)
  • Creazione di una rete di sostegno che comprenda anche l'ambiente scolastico, i rapporti con l'insegnante e con i compagni
  • Valutazione della quantità e qualità delle interazioni dei bambini nel gruppo classe.
Bisogna ricordarsi infatti, che un bambino sordo deve acquisire un'identità chiara e ben definita, anche riguardo al proprio deficit.
Un bambino con impianto cocleare che comincia a sentire (ci sarebbe qui un altro capitolo da aprire), la sera quando va a letto toglie l'impianto ed è un bambino sordo, esattamente come me che sono miope, che quando indosso gli occhiali non smetto di essere miope, ma sempicemente utilizzo uno strumento che mi permette di superare il deficit.
(La metafora è un pò azzardata?)

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