venerdì 29 maggio 2009

Il Progetto "La scuola dei genitori", Comune di Padova

"La scuola dei genitori" è una iniziativa che, a partire dal 2007, propone diversi cicli di incontri, con esperti, sul tema della genitorialità.

Gli incontri sono rivolti a tutti coloro che si prendono cura di bambini e ragazzi, offrendo spunti di riflessione e spazi di confronto, accompagnandoli nella scoperta della bellezza dell'aiutare bambini e ragazzi a crescere, rimettendo l'educazione al centro, nel cuore della città. A cura del Settore Servizi Sociali del Comune di Padova, in collaborazione con l'Università degli studi di Padova, il Centro servizio per il volontariato, l'ufficio di Pastorale familiare della Diocesi di Padova e le Associazioni familiari.
L'iniziativa prevede inoltre un dialogo con le famiglie che, attraverso la raccolta di domande poste dai genitori e le risposte curate in particolare dalla prof.ssa Paola Milani del Dipartimento delle scienze della formazione e dal prof. Gianpaolo Dalla Zuanna del Dipartimento di statistica, viene settimanalmente pubblicato su due quotidiani locali: "Il Mattino di Padova" il lunedì e "Il Padova" il venerdì.


L’ISOLAMENTO DELLE NEO-MAMME

Articolo pubblicato sui quotidiani “ Il Padova” in data 15.05.09 e “Il Mattino di Padova” in data 18.05.09.

Domenica era la festa della mamma, sono appena diventata mamma di una bellissima bambina, ma non credevo che fosse così difficile... mi guardo intorno e non vedo tutte queste mamme felici, ne vedo tante stressate e forse anche tristi...

Questa mamma non solo ha ragione, ma fa anche bene a esprimere la sua difficoltà: c'è ancora troppa retorica dei fiocchi rosa e azzurri intorno alla nascita. Il bambino che nasce non è solo il dono, l’amore, la meraviglia: questa è una parte, reale, di una verità più complessa che comprende anche una bufera dentro la vita di coppia, un tornado che sconvolge i ritmi, il modo di essere, i ruoli, le relazioni, le abitudini: alcune neo-mamme raccontano che si trovano improvvisamente ad essere “l’amante del figlio e la mamma del marito”.
Mamme sempre più “attempate”, dato il continuo innalzarsi dell’età media in cui si compie oggi la “transizione alla genitorialità”, si sentono in dovere di amare questo figlio: tutti affermano che l’amore fra genitori e figli è innato, spontaneo, immediato.
Non è sempre così: va detto che l’amore, come nel rapporto di coppia, è un affetto profondo, non solo sentimento, non pura emozione, e come tutti gli affetti va costruito lentamente in un processo di attenzione reciproca, di ascolto, di conoscenza. Non è qualcosa di magico che nasce il giorno della nascita insieme al bambino, è una risultante di un lungo processo.
Forse alcune neo-mamme si sentirebbero alleggerite se fossero a conoscenza di ciò, quando, nei momenti intorno alla nascita, provate dall’esperienza del parto e del lavoro di accudimento che c’è da affrontare nei primi mesi di vita, si sentono inadeguate perché non riescono a provare questo grande amore nei confronti del figlio, si sentono colpevoli e non osano parlarne con nessuno e nessuno ne parla a loro: le tragedie familiari nascono in famiglie che mostrano all'esterno la faccia migliore, quella che la comunità vuole vedere.
Perché abbiamo bisogno di pensare che le famiglie siano sempre felici?
Perché non possiamo invece costruire nelle nostre comunità luoghi di parola dove per le mamme sia possibile interrompere l’isolamento, dare parola ai sentimenti, ricucire un tessuto sociale, non mascherare le difficoltà, mostrarsi come soggetti fragili, dove sia possibile sottrarre l'esperienza della maternità, in tutta la sua complessità, al silenzio e all'omologazione?
Paola Milani, professore associato Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Università di Padova.

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